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il caro, il dolce, il pio passato

Nel 1938 il regime fascista promulgò quelle che passarono alla storia come Leggi Razziali: anche in Italia, come nella vicina Germania Nazista, gli ebrei subivano una forte limitazione nei loro diritti e nella loro stessa esistenza essendo di fatto esclusi dalla vita sociale e lavorativa.

Questo provvedimento, a sostegno di cui si è cercato addirittura di addurre motivazioni di tipo scientifico, significò per molti cittadini italiani la fine di un’epoca: non erano più ammessi matrimoni misti, non si poteva avere domestiche “ariane” alle proprie dipendenze, si veniva licenziati da banche e uffici pubblici, non si potevano svolgere professioni di tipo intellettuale come avvocato, notaio e giornalista; addirittura nelle scuole pubbliche ci fu il divieto di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo.

Giorgio Bassani

Con l’entrata in guerra del nostro Paese e il conseguente armistizio del 1943 le cose precipitarono: la politica antisemita fu inglobata in quella ancora più tremenda dei nazisti occupatori e per molti ebrei la vita si concluse in quei campi di concentramento in Germania o nell’Europa dell’est divenuti tristemente noti.

E’ questo un capitolo tremendo della Storia Italiana di cui non cancelleremo mai purtroppo la vergogna; epilogo di quelli che furono sentimenti di odio e di razzismo che dominarono l’Europa di quegli anni.

L’opera di Bassani è ambientata nell’estate del 1938, a leggi razziali appena promulgate, nella Ferrara città di una famiglia ebraica: i Finzi – Contini. L’autore, l’io narrante del romanzo, rimembra quei volti e quei giorni dopo essere stato al cimitero etrusco di Cerveteri: proprio visitando quelle tombe non può non ricordare la tomba dei Finzi – Contini. I suoi ricordi volano dai marmi del sepolcro ai giardini della villa di famiglia, alle sue piante secolari, al campo da tennis, alle persone che in quell’estate – forse l’ultima prima di una serie di tragedie di cui erano allora quasi tutti ignari – condivisero con lui quei giorni: i vecchi Ermanno e Olga Finzi – Contini, i figli Alberto e Micol, il giardiniere – maggiordomo Perotti, gli amici del tennis di cui in particolare Giampiero Malnati, la propria famiglia nei genitori che, ahimè, cominciano a invecchiare e la sorella.

Su questa cornice, di una tranquilla estate dai presagi nefasti delle leggi razziali, s’inserisce il tormentato amore dell’io narrante protagonista per Micol Finzi Contini. E’ lei una ragazza bella e sveglia che conosce fin da bambina quando la vedeva con i genitori al Tempio; impegnata a conseguire la laurea, amante del presente e del passato ma non del futuro di cui forse, quasi con preveggenza, capta l’esito oscuro: i Finzi Contini saranno deportati tutti nel 1943 in un campo di concentramento dove moriranno, tranne Alberto che mancherà nel 1941 per malattia.

Il tema principale quindi è l’amore dell’io narrante per Micol, inserito in quella che è la vita dell’epoca dove gli amici non intimi si davano ancora del lei, dove i pomeriggi si passavano a parlare con gli amici (bellissime le parti delle discussioni in camera di Alberto con Malnati).

Dell’antisemitismo non si parla direttamente ma s’intuisce l’impatto sociale della famiglia nell’esclusione di Ermanno dalle sue cariche pubbliche e di lavoro, dal sentore che l’università rappresenti qualcosa d’inutile dato che la laurea diventerà poco più che carta straccia.

La figura di Micol, bellissima e ambigua, costituisce per l’io narrante una croce e una delizia: le passeggiate nel giardino, la descrizione di quell’attimo magico e delizioso nella vecchia carrozza, il muretto di cinta da scavalcare quando si era bambini, i baci rubati tra mille esitazioni, la sofferenza del protagonista per essere stato in qualche modo rifiutato sono tutte situazioni che popolano le ore in quel giardino che diventa un “ecosistema” sentimentale dove restano imprigionati i sogni e, purtroppo, le speranze di tutti.

Un romanzo, quello di Bassani, dove in qualche modo vengono rievocate delle persone di cui sappiamo il tragico destino; forse chiave determinante per interpretare il romanzo dove è malinconico pensare a quello che avrebbe potuto essere piuttosto che a quello che è tragicamente stato.

In definitiva quindi un “rimembrare” triste e dolce allo stesso tempo, esattamente come suggeriscono le emozioni quando si cammina in un cimitero e si vedono lapidi e fotografie, con volti, espressioni, storie……

Bello.

Collegamenti

Leggi razziali fasciste (wikipedia)

Giorgio Bassani (wikipedia)

Il giardino dei Finzi – Contini su Anobii