More about Papillon

“E’ in mezzo agli elementi mostruosi della natura, al vento, all’immensità del mare, alla profondità delle onde, che ci si sente infinitamente piccoli relativamente a tutto ciò che ti circonda, ed è forse qui che senza cercarlo si incontra Dio, lo si tocca col dito. Come l’ho sentito di notte, nelle migliaia d’ore trascorse nelle lugubri celle di rigore dove mi trovavo sepolto vivo senza un raggio di luce, lo tocco oggi in questo sole che si alza per divorare ciò che non è abbastanza forte per resistergli, io tocco davvero Dio, lo sento attorno a me, in me. Mi sussurra all’orecchio: “Soffri e soffrirai ancor più, ma stavolta ho deciso di essere con te. Sarai libero e vincitore, le lo prometto”.

 

Bellissimo romanzo autobiografico che racconta le vicende di Papillon (Henri Charriere), accusato ingiustamente di omicidio e condannato grazie a un testimone corrotto all’ergastolo presso l’infame bagno penale della Guyana Francese.

Henri "Papillon" Charriere

Premetto che il film tratto da questo volume è una pietra miliare della mia collezione cinefila; la magistrale interpretazione di Steve McQueen e Dustin Hoffman, l’ambientazione, i rocamboleschi tentativi di fuga hanno fatto si che la pellicola, fin dall’infanzia, andasse a far parte della top ten dei miei film preferiti: l’avrò vista almeno una ventina di volte.

Proprio dopo averlo visto in tv per l’ultima volta mi sono deciso a leggere il libro originale, presente nella mia collezione da circa sei anni ma che fino a quel momento non aveva suscitato il mio interesse.

Beh, posso affermare tranquillamente che se il film mi ha affascinato dalla mia infanzia, il libro mi ha regalato qualcosa che non trovavo da anni: un’Avventura con la A maiuscola che mi ha entusiasmato dalla prima all’ultima pagina facendomi compagnia per quasi due settimane.

Dalla prigionia in attesa del processo c’è una sola idea che occupa la mente di Papillon: l’evasione, la fuga, il riappropriarsi di quella libertà di cui era stato ingannevolmente defraudato e privato e la vendetta verso quei traditori infami che così frettolosamente avevano condannato la sua vita a quella che l’autore definisce “la strada della putredine” ovvero un viaggio senza fine verso la via oscura che vergognosamente la Francia dell’epoca riservava a coloro della quale voleva disfarsi: il bagno penale della Guyana e le Isole della Salute, i lavori forzati, l’annientamento fisico e soprattutto psicologico dei condannati dove l’80% moriva durante il primo anno. Una vergogna per qualsiasi Paese che voglia definirsi civile e che lo stesso romanzo autobiografico di Charriere contribuì a far conoscere al mondo tramite la narrazione di quei terribili momenti.

Le differenze col film appaiono subito evidenti fin dalle prime pagine: ovviamente la pellicola non riuscì, pur dandone un efficace sentore, a carpire l’intera portata di sensazioni e pensieri che emergono dalle pagine del libro, l’angoscia e le preoccupazioni di Papillon, la determinazione e la volontà di ferro ispirate a quel suo obiettivo da raggiungere ad ogni costo: la fuga, l’essere di nuovo libero e rifarsi una vita, abbandonare “la strada della putredine” e farlo in barba a coloro che decretarono questa ignobile sentenza.

Le pagine scorrono veloci sulla vita al bagno penale e descrivono benissimo le condizioni, i rapporti tra detenuti, le gerarchie, i lavori, i luoghi lontani  di vita dei condannati.

Bellissime le continue fughe di Papillon solo o con i compagni; il bossolo dove i detenuti tenevano i soldi, la corruzione dei secondini e delle guardie, lo studio approfondito delle fughe, le traversate in barca, l’isola dei Piccioni con i forzati lebbrosi, la fuga in Colombia, Santa Marta; e ancora il tempo trascorso con gli indigeni selvaggi, il reclusorio sull’isola di San Giuseppe, l’isola del Diavolo e la fuga con un sacco di noci di cocco, Georgetown, le sabbie mobili e il Venezuela; sono tutte descrizione stupende di tempi, luoghi e volti che il protagonista non manca, a mio avviso, di romanzare ma che costituiscono le tappe fondamentali del suo percorso verso il suo trionfo finale: la libertà tanto agognata.

Davvero nulla a che vedere con il seppur ottimo film (con cui ci sono delle forti discrepanze come ad esempio il ruolo di Dega); il libro è un mondo a parte, quindi se volete veramente conoscere la storia di Papillon non potete assolutamente prescinderne.

la Guyana Francese

Eccezionali le descrizioni delle celle e bellissime le pagine relative al reclusorio dove Papillon passa due anni in una stanza dove riesce a fare cinque passi: condizioni inumane in contrasto con il desiderio di libertà che mantiene di fatto in vita l’autore dall’animo ferreo e dalla sicurezza incrollabile di potercela fare.

Sicuramente c’è qualche parte romanzata un po’ da Charriere; non ci è dato sapere con rigore se tutto quanto esposto corrisponda al vero ma è sicuramente bello pensarlo e, ammesso e non concesso che ci sia qualche “gonfiatura”, rimane senza dubbio storicamente e moralmente valida la parte relativa alle condizioni inumane a cui i prigionieri erano sottoposti all’infame bagno penale.

Definire Papillon un romanzo sull’evasione è qualcosa di riduttivo; a mio avviso l’autore ha voluto lasciare una testimonianza su un fatto che lui ritenne vitale: il desiderio di libertà che vince sulle brutture, la determinazione estrema di riappropriarsi di un diritto fondamentale anche per pochi giorni, la consapevolezza di poter morire nel tentarci e l’accettazione di questo pur di potersi definire un uomo libero.

Mi piace pensare a Papillon nell’ultima scena del film con la sua mitica frase (non presente però sul libro):

“Maledetti bastardi……sono ancora vivo!!!”

 

Collegamenti:

Henri Charriere  – (Wikipedia)

Caienna la colonia del diavolo – (corriere.it)

Papillon (film) – Wikipedia