More about A Vercelli negli anni di guerra: 1940-1945

Molte volte, specie da bambino o da adolescente, sentivo dai miei nonni ricordi ed esperienze sull’ultima guerra mondiale: disparati racconti di fatti a cui avevano assistito o di cui avevano avuta notizia, a volte lontani  a volte estremamente vicini come quelli avvenuti nella città dove vivevano.

Ora che purtroppo i miei nonni non ci sono più, di quel periodo mi rimangono solo i ricordi dei loro racconti, qualche foto dell’epoca, una medaglia dall’Africa Orientale e tantissime sensazioni di quegli anni così significativi per loro. Purtroppo, come spesso capita, c’è un’età precisa per apprezzare ogni esperienza; cosa darei per sentire ancora uno di quei racconti che all’epoca valutavo noiosi o poco interessanti, fare domande, confrontare fotografie e libri letti poi su quel periodo che ora mi affascina in modo così forte.

Così, quando ho visto il volume dell’avvocato Ruffino in una delle librerie della mia città, Vercelli, non ho saputo resistere alla tentazione e l’ho comprato immediatamente.

Piazza Cavour, in centro a Vercelli, dove c'era un rifugio antiaereo come ricorda l'autore (da Wikipedia)

Sarà per l’età dell’autore (allo scoppio della guerra aveva sette anni), per il modo genuino con cui raccoglie le memorie di quel tempo e le espone con chiarezza e passione, sarà perché amo Vercelli e la sento parte di me, fatto sta che mentre leggevo le pagine della sua opera mi sembrava di riascoltare i tanti racconti dei nonni. Non solo, perché oltre a scoprire degli episodi singolari e su come si viveva all’epoca, i riferimenti alle vie e alle piazze di Vercelli mi hanno svelato la città sotto una luce diversa, forse quella dei ricordi, forse quella nuova della consapevolezza che fu davvero teatro, seppur marginale, della guerra.

Spesso l’autore  sottolinea le differenze tra quello che si aveva allora e quello che si ha oggi; non c’erano i mezzi odierni e molte cose che ora si danno per scontate all’epoca erano tutt’altro che tali e la vita era molto più dura. Costanti nella narrazione i “vi sembrerà strano” o “ricordo ai lettori che all’epoca questa cosa non c’era”; precisazioni dovute per inquadrare a fondo la vita condotta allora.

C’erano i rifugi antiaerei dove, giorno e notte, si doveva correre appena sentita la sirena dell’allarme aereo; il riscaldamento era un problema durante l’inverno per la difficoltà di trovare la legna, il cibo scarso e con vari surrogati come il pane con pezzi di patate o la cioccolata autarchica. Rivivono ricordi come il forno del castagnaccio, le abitazioni vicine a dove abitava l’autore con le recinzioni in legno o calcestruzzo (tuttora in piedi) perché il ferro era requisito per lo sforzo bellico, l’acqua di Fons Salera (paesino del Monferrato) utilizzata come acqua salata naturale perché il sale scarseggiava. Le camere da letto erano gelide e non riscaldate; il ghiaccio decorava le finestre al mattino dei gelidi inverni.

Molto belli i ricordi sul pollaio costruito in casa dal padre di Ruffino per ottenere uova e carne, gli orti per le verdure e l’importanza delle rane nelle risaie per soddisfare il fabbisogno di carne. Molti miei amici storcono  il naso quando sentono parlare di mangiare le rane; è questo uno dei cambiamenti che avvengono probabilmente quando la povertà cede il passo al benessere: ci siamo dimenticati forse di come il bisogno disperato di cibo faccia sparire alcune tendenze schizzinose tipiche di chi non ha mai patito la fame o non ha mai visto la tragedia della povertà in tempo di guerra.

A questi episodi di vita quotidiana e di arte dell’arrangiarsi come meglio si poteva, Ruffino descrive anche la situazione di Vercelli dal punto di vista militare dai primi anni di guerra fino all’aprile – maggio 1945. Ritrovo così l’aereo “Pippo” che ogni notte sorvolava la città;  molto interessanti sono le pagine che trattano dell’ordigno sganciato dal velivolo nei pressi della Chiesa di San Paolo (i cui effetti su un muro sono ancora visibili…mai avrei immaginato cosa fossero).

Scopro inoltre che le “fortezze volanti”,  erano visibili al alta quota nei cieli della città mentre andavano a bombardare obiettivi più importanti (Milano e Torino); rivivo il bombardamento di una zona industriale di Vercelli e quello che visse l’autore nei giorni della Liberazione dove in città c’erano partigiani e nazifascisti.

Republic P 47 Thunderbolt detto Pippo

Commovente l’episodio del soldato tedesco colpito a morte su Viale Rimembranza e aiutato dal parroco di San Cristoforo; quest’ultimo poi picchiato per questo suo soccorso (disinteressato) visto come una sorta di collaborazionismo.

Terminata la guerra l’autore assiste al graduale ritorno alla normalità: torna il pane bianco sulle tavole, morbido e soffice come non mai. Questo episodio mi ha colpito moltissimo: nell’epoca del consumismo in cui viviamo che significato ha ancora stupirsi del pane che ci troviamo in tavola ogni giorno? Ormai diamo la sua presenza per scontata. Ecco allora che, di fronte a testimonianze del genere, acquisiscono significato le preghiere dei nonni quando si sedevano a tavola prima di mangiare; io ovviamente non capivo l’importanza di quel gesto!

Mi è piaciuto moltissimo leggere le pagine di questo volume, scritte con  passione che solo chi ha vissuto un’epoca così può avere, con sacrifici e ricordi che non dovremmo mai dimenticare. E nelle sue pagine, mentre le sfogliavo, ho rivisto con gli occhi “dei nonni” la mia amata Vercelli nelle bellissime foto inserite dall’autore dove capeggia la scritta “DUCE” ovunque.

Non solo ricordi presi come tali, quindi, ma rivisitazioni di un’era dove chi ebbe poco seppe crescere e tirare avanti e apprezzare ogni cosa guadagnata col ritorno alla normalità. Un giustissimo mettere “nero su bianco” da parte di Ruffino affinché questa memoria storica non si perda mai e sia da esempio per tutti noi giovani pieni di tecnologia e con tutto e subito a disposizione.

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