“Infiniti sono i mali di una dittatura, ma il peggiore è quello di rendere cattivi i buoni.”

Nel 1958 Beppe Fenoglio decise di non ultimare il grande romanzo a cui stava lavorando da circa quattro anni. Terminò così la prima parte, con l’aggiunta di tre capitoli conclusivi, che venne pubblicata sotto il nome di “Primavera di bellezza”; la seconda parte invece uscirà postuma molti anni dopo diventando “Il Partigiano Johnny” che forse rimane il suo romanzo più famoso.

Da lì in avanti l’autore cerca un impianto romanzesco diverso, non più lineare dove il protagonista si sposta da A a B, ma circolare, dove nella cornice della Resistenza si svolgono le vicende degli stessi personaggi che iniziano e concludono il racconto. Il romanzo frutto di questo lavoro fu “Una questione privata” ma il vero primo tentativo, poi abbandonato da Fenoglio e uscito postumo, fu “L’imboscata” dove troviamo per la prima volta Milton che lo stesso autore definisce “un’altra faccia, più dura, meno sentimentale dello snob Johnny”.

Caduti Partigiani Vercelli

Caduti Partigiani a Vercelli

Attorno a Milton ruota tutta la trama; partigiano “cacciatore” sempre in cerca di fascisti da uccidere (secondo il suo ideale di Resistenza, dove bisogna necessariamente uccidere in qualsiasi modo), impegnato in frequenti spostamenti, interessato in particolare a un ufficiale della Guardia Repubblicana  (tenente Goti) che ha una relazione con una giovane maestra elementare di San Quirico. Siamo nell’estate del 1944.

Milton decide di preparare un’imboscata all’ufficiale usando la ragazza come esca; attorno a questa vicenda si svolge il “contorno” non  meno importante che sono le vicende partigiane sulle colline e nei paesi.

Ai vari spostamenti del protagonista principale si intersecano la battaglia e le azioni contro i fascisti; forse in questo romanzo come in nessun altro di Fenoglio sono dettagliatissime le scene dei combattimenti, delle esecuzioni, dell’attesa dei prigionieri pestati e fucilati dalla Guardia Repubblicana.

Bellissima la parte centrale con la battaglia della squadra di Leo  che intrappola la retroguardia di una colonna fascista in un gruppo di case: soldati caduti, pallottole radenti, colpi di mortaio catturano il lettore che si trova di fatto in mezzo all’azione in una maniera estremamente coinvolgente.

Commoventi sono i momenti delle esecuzioni del coraggioso Matè (che rifiuta la divisa della GNR e per questo viene fucilato sul posto dopo aver scritto una lettera ai genitori) e di Gilera (quindicenne partigiano ferito e salvato in azione da Matè, poi fucilato da un gruppo di fanatici in caserma dopo essersi illuso di salvarsi data la sua età).

Il mezzo tradimento di Jack, pestato a sangue, che rivela al tenente Goti i piani di Milton di fargli un’imboscata , sono il tentativo in extremis di ottenere una grazia che invece non arriva. Sapremo che anche lui finirà al muro.

La vicenda viene chiusa, appunto circolarmente, con la morte di Milton nell’attuazione del suo piano, ormai compromesso, e col suo corpo crivellato dai colpi  che scorre sul fiume placido sotto gli occhi di un barcaiolo e di un contadino.

Beppe Fenoglio

Di tutti i libri di Fenoglio sul tema della Resistenza questo è sicuramente quello che più mi ha commosso. Sono descritti direttamente i dialoghi durante le battaglie e durante le esecuzioni, con un realismo tale che solo chi vi ha assistito o partecipato direttamente pare essere in grado di rievocare così vividamente.

Fenoglio non lesina particolare raccapriccianti come l’”inganciamento” del commissario Nemega, oppure la difficoltà dei partigiani di trovare un filo comune o un’organizzazione utile a massimizzare uno sforzo congiunto; vengono messe ancora in risalto (come in altre opere dell’autore) le differenze tra Badogliani e Stella Rossa.

Il coraggioso Matè, il giovanissimo Gilera, il terribile Milton, Jack, Nick, Leo e Perez, Nord, gli ufficiali inglesi ancora una volta mi evocano le emozioni e le difficoltà di quel periodo ‘43 –‘45.

Non è noto sapere come mai Fenoglio scartò questo romanzo giunto ormai al 22 capitolo in favore de “Una questione privata” ma personalmente mi è piaciuta moltissimo quest’opera di cui ho apprezzato la particolare crudezza e nello stesso tempo il riguardo verso la parte emotiva.

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