NOTA: avevo scritto questro post nel novembre 2009, quando una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo accolse la richiesta di un’italiana di origine finlandese di togliere il crocifisso dalle scuole. Successivamente il ricorso del governo italiano fu accettato e nulla cambio’. Ripubblico quel post sul mio nuovo blog dato che il precedente è stato cancellato.
Preciso che riflette un mio pensiero, non pretendo che tutti lo condividano ma neppure di essere attaccato (come accadde all’epoca) da vari ateisti (non atei…ma ateisti); ognuno la pensa come vuole, io rispetto voi quindi usatemi la stessa cortesia…thanks. Ovviamente critiche e dialoghi sono sempre benvenuti.

Userò questo piccolo spazio per dire la mia in merito al putiferio che si è scatenato sulla sentenza che potrebbe decretare la scomparsa del Crocifisso dalle scuole di tutta Italia.

Sono nato in una famiglia cattolica dove la fede, la famiglia e il lavoro sono considerati le uniche cose che rendono vero e vivo un uomo. Ho frequentato le scuole dell’obbligo presso un istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane dove mi è stato insegnato a comprendere il valore della Parola e dell’importanza prioritaria di improntare la mia vita ad essa più che a valutare le azioni degli uomini di Chiesa che, essendo appunto uomini, possono sbagliare.

Ho un lavoro, la passione della mia vita, che mi è stato regalato dopo un corso professionale gratuito gestito dai Salesiani di quel Don Bosco che credeva tanto nei giovani considerati “mele marce” e che continua a fare più bene da morto di quando era in vita.

Sono cresciuto con dei parenti, nonni, zii, dalla fede incrollabile che quando avevo una interrogazione, un compito in classe o un esame importante accendevano una candelina o pregavano per me.

Mio zio, prima di un intervento importante da cui purtroppo non si è più svegliato, nell’ultima telefonata in cui l’ho sentito mi ha detto “mi operano nel giorno in cui è morto il Signore”. Era un venerdi’.

Mi è stato insegnato che un segno della Croce non è una filastrocca ma contiene un soggetto sottinteso che è l’azione che ci si sta apprestando a compiere affinchè sia improntata all’insegnamento di Cristo, o dedicata a quello che Lui rappresenta.

Nei momenti difficili, quelli neri, in cui la logica ci condanna o condanna le persone care a noi vicine lasciandoci del tutto impotenti, più volte ho pensato a Gesù nell’orto degli ulivi: un uomo solo, abbandonato, in preda al terrore, che cade per terra in ginocchio ma capace di andare in fondo fino alla fine per quello in cui crede con forza e coraggio. Ne ho tratto una forza immensa perchè il suo essere uomo e per un attimo, solo per un attimo debole, mi ha fatto sentire vicinissimo a lui come se sapesse esattamente quello che stessi provando in quel momento.

Ho capito che Dio ha mandato suo figlio sulla terra affinchè provasse le nostre sensazioni, i nostri sentimenti, i nostri dolori e le nostre speranze.

Mi è stato insegnato a vedere il Crocifisso come un qualcosa che ricorda il sacrificio, il portare avanti le proprie idee con convinzione, la speranza. A non vedere la morte che è solo l’apparenza ma la vita che si ottiene credendoci fino alla fine.

Quando delle sere ho spento la luce e mi sono sentito solo, guardando la Croce ho pensato che anche Gesù si era sentito solo e quindi poteva capirmi.

Ho sentito e letto di malati che quotidianamente affrontano esami, chemioterapie, calvari di ogni tipo e che non perdono mai la fede e la speranza quando avrebbero invece tutte le ragioni per pensare “perchè a me”.

Mi è stato detto che il vero coraggio è affrontare una causa che apparentemente sembra persa e ci condanna come apparentemente persa era quella di Gesù.

Questo è per me il Crocifisso.

Quando lo vedo ne traggo forza, esempio, passione e coraggio.

Quando lo vedo mi ricordo di quello che sono e da dove arrivo, dove affondano le mie radici: persone che un tempo si segnavano per ringraziare del pranzo, contadini, operai o artigiani che interrompevano il lavoro per dire l’Angelus insieme e che la domenica si incontravano a Messa. Gente umile e felice. Si, felice nella propria semplicità.

Ora leggo che il Crocifisso è uno stecchino di legno.
Leggo che il Crocifisso è un qualcosa che forza la gente al pensiero Cristiano.
Leggo che è solo un cadavere appeso al muro e che va tolto per rispetto di tutti.
Leggo che nel 2009 dobbiamo smetterla di prostrarci di fronte a dei simboletti.

Penso che invece rappresenti la nostra stessa Identità: quello che eravamo e quello che siamo. Rappresenta i valori di tantissime persone, le intenzioni e il coraggio di altre, le speranze e le certezze di altre ancora.

Nessuno potrà sradicarlo dalle persone che lo considerano parte integrante della vita quotidiana.

Sono fiero di essere una di quelle persone, con i miei pregi e i miei difetti.

Buona giornata a tutti

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