More about Le origini della seconda guerra mondiale

Bellissimo volume di Overy che aiuta a fare luce su un tema spesso tralasciato nello studio della Storia moderna: le origini del secondo conflitto mondiale, la situazione politica che porto’ di fatto alla guerra e la situazione economica che spinse le Nazioni a difendere o espandere i propri confini e/o interessi su scala europea o addirittura mondiale.

Come l’autore spiega nell’introduzione spesso si tende a semplificare le dinamiche precedenti alla guerra riducendole alla politica nazionalistico espansionistica della Germania, dell’Italia e del Giappone che cercarono di cambiare l’ordine mondiale a proprio favore;  furono cosi’ contrastati dalle democrazie che scesero in campo per ripristinare la libertà e difendere gli interessi di ogni nazione.

1 settembre 1939: invasione della Polonia e inizio della seconda guerra mondiale (Wikipedia)

Seppure questa spiegazione racchiuda una verità di fondo le cose non furono così semplici, anzi,  furono decisamente di difficile interpretazione per gli statisti dell’epoca che vissero quei momenti e, in base ai dati in loro possesso (e non quelli di cui disponiamo a posteriori, nella loro totalità) dovettero prendere decisioni dalle conseguenze devastanti.

Di fatto molte delle premesse al secondo conflitto mondiale vennero poste col trattato di Versailles, dove le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale diedero vita a un ordine Europeo mirato a rendere la Germania inoffensiva per gli anni a venire e nello stesso tempo a garantirsi l’egemonia politico – economica nell’intero continente. La Società delle Nazioni fu un tentativo di risolvere sul nascere controversie che potevano portare a un nuovo conflitto; di fatto l’autore dimostra come l’istituzione falli’ il suo scopo nella misura in cui l’eventuale intervento di forza veniva a contrastare gli interessi di Francia e Inghilterra (vedi invasione italiana in Etiopia nel 1935). Inoltre, di fatto, all’epoca nessuna nazione disponeva di una forza militare in grado di far rispettare le eventuali decisioni prese dalla Società.

Firma del patto Molotov - Ribbentrop (Wikipedia)

Francia e Inghilterra potevano contare ciascuna su un vasto impero coloniale; su questo punto Overy spende molte considerazioni, in particolare sull’analisi che porta a considerare di primo acchito questi imperi un grandissimo vantaggio economico  agli occhi delle nazioni emergenti dagli anni ’20 in avanti: Germania e Italia in Europa e Giappone in Asia. Per queste ultime, sulla carta, gli imperi inglesi e francesi erano visti come la fonte delle ricchezze e della potenza degli stati a cui facevano riferimento; pur essendo questo vero in parte suscitava tensioni l’ambizione tedesca, italiana, giapponese di arrivare a detenere il proprio impero coloniale. Un’ attenta analisi ci rivela in realtà che gli imperi erano fonte di materie prime, certo, ma il costo di mantenimento dell’ordine e  dei trasporti  rendeva il bilancio sicuramente non del tutto positivo (cosa che veniva tenuta accuratamente nascosta e che i paesi del futuro Asse non potevano conoscere).

L’equilibrio di potenza in Europa era quindi minacciato da nazioni emergenti che miravano ad espandersi, in un modo o nell’altro, mettendo in discussione l’autorità esistente imposta da Inghilterra e Francia.

Si vede in particolare come a una successiva escalation di tensioni dovute a questa situazione tutti i maggiori Paesi attuarono una politica di riarmo militare che condusse le rispettive economie sull’orlo del collasso e generò tutte una serie di problemi interni legati al perseguimento di un nuovo obiettivo: prepararsi militarmente a una guerra che a partire dalla metà degli anni ’30 diventava sempre più probabile.

Interessantissima la parte introdotta da una semplice domanda: come mai le potenze democratiche non fermarono prima Hitler ma minacciarono un intervento militare reale ai danni della Germania solo nel settembre 1939 all’invasione della Polonia?

La spiegazione viene fornita analizzando ancora una volta le dinamiche politico – economiche, la politica di appeasement voluta da Chamberlain (che l’autore non considera un semplice statista che calo’ le braghe di fronte agli appetiti espansionistici tedeschi), il riarmo e la fitta rete di interessi sui territori europei e asiatici.

Neville Chamberlain, primo ministro Inglese e sostenitore della politica di Appeasement

Il finire dell’estate del 1939 fu quando  Inghilterra e Francia raggiunsero un buon grado di preparazione militare e il picco nell’economia del riarmo; successivi sforzi interni erano impossibili da reggere e occorreva evitare un successivo e pericoloso rafforzamento delle posizioni (territoriali e militari) tedesche. Ecco come mai ci fu la dichiarazione di guerra che Hitler non si aspettava, convinto di poter operare liberamente dopo l’accordo di Monaco a est.

Il gigante Russo assume un ruolo decisamente importante nelle origini del conflitto. Corteggiato da tutti come alleato ma sempre considerato un pericolo rosso per l’europa, l’Unione Sovietica sapprensento’ la Nazione ambigua: isolata politicamente da Stalin rispetto al resto dell’Europa, sottovalutata militarmente da Hitler che prima la “tenne calma” (Patto Molotov – Ribbentrop)  e poi cerco’ di invaderla.

Gli Stati Uniti sono analizzati a fondo nella loro politica di neutralità fino all’attacco di Pearl Harbor, di fatto sostennero economicamente l’Inghilterra quando nel 1941 si trovò a contrastare da sola la Germania nazista (salvata forse dalla decisione di Hitler di invadere l’Unione Sovietica con l’operazione Barbarossa, dopo il fallimento dell’operazione Leone Marino mirata a invadere l’Inghilterra)

La conclusione dell’analisi dell’autore è semplice ma illuminante: Hitler fu sicuramente un elemento  importante all’origine del conflitto ma di certo non l’unico. Gli altri furono sicuramente le basi di un ordine europeo stabilito col trattato di Versailles, l’incapacità di Inghilterra e Francia di mantenerlo, la decadenza degli imperi storici, l’ascesa di nuove nazioni, la pretesa di queste ultime di divenire potenti ed espandersi. A contorno ma per questo non meno importante, gli interessi inglesi e francesi di mantenere il proprio potere senza troppi scrupoli nello sacrificare altre nazioni in nome di questo mantenimento. Quando la situazione precipito’ drasticamente la politica di riarmo la fece da padrone, unita a una politica di appeasement che, invece di fermare gli appetiti espansionistici, agli occhi delle nazioni invadenti risulto’ la prova della debolezza dell’ordine europeo esistente e l’autorizzazione a continuare nel tentativo di soverchiarlo.

Che Hitler potesse essere fermato prima è cosa sicura, ma dobbiamo pensare a tutta la serie di argomentazioni esposte quando pensiamo a come mai nessuno sia sceso in campo a contrastarlo immediatamente.

Un volume sintetico, esaustivo e completo sull’argomento. Unica pecca (e si gioca la quinta stella) l’analisi dell’Italia e del Giappone (ma particolarmente per l’Italia) è un po’ superficiale (non compaiono neppure nelle tabelle comparative relative ai dati economici e del riarmo).

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