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“A tutti i partigiani d’Italia, morti e vivi”

Scritti probabilmente nel 1946 su taccuini ricavati dalla carta usata per i registri di conto della macelleria gestita dal padre, gli Appunti partigiani rappresentano il più antico racconto partigiano scritto da Beppe Fenoglio.

Parma - Partisan monument in Pilotta square

Parma - Monumento al Partigiano in piazza Pilotta (click per la fonte - Luigi FDV - )

Ritrovati anni dopo la morte dello scrittore e incompleti, narrano le vicende del partigiano Beppe (forte senso autobiografico) che lascia la madre per unirsi ai compagni partigiani in collina. La “location” è sempre la stessa, il cuore delle Langhe: Alba, Neive, Santo Stefano Belbo, Mango, le stradine e le vigne, i rittani. L’ultimo capitolo ritrovato descrive Beppe come rimasto solo senza compagni tutti catturati, un po’ come capita verso la fine al Johnny de “Il partigiano” (fatti comuni per due protagonisti diversi riconducibili al senso autobiografico delle storie?).

Le vicenda è tutta compresa tra il 2 novembre 1944 (data che segna la caduta della libera Repubblica di Alba in mano nazifascista) e il 23 dicembre quando la trama si interrompe restando fatalmente incompiuta al quarto taccuino. In essa si ritrovano situazioni, personaggi e vicende riprese poi nelle altre opere di Fenoglio; gli appassionati dell’autore piemontese ritroveranno con piacere il partigiano Raoul, la cascina della Langa con la mezzadra e la Lupa, l’episodio del racconto “il Trucco”, il vecchio partigiano Blister che viene fucilato pensando fino all’ultimo a uno scherzo dei compagni, il commissario Nemega. Pare che l’autore abbia poi elaborato questo scritto prendendolo un po’ come “seme” per narrare episodi presenti in altri suoi romanzi o racconti.

Gli appunti raccontano con eccezionale effetto gli episodi della guerra partigiana come rastrellamenti, fucilazioni (l’episodio del maestro di Rocchetta), scambi di prigionieri e marce sulle colline, notti nelle stalle coperti di fieno e lardo con polenta e nocciole; Radio Londra la colonna sonora.

Si respira l’aria contadina e povera del tempo, come in tutte le opere di Fenoglio, che delineano quell’ambiente dove si muove la generazione di  Beppe e dove si sono mossi Johnny e Milton.

Targa caduti Partigiani cimitero Vercelli

Targa caduti Partigiani cimitero Vercelli

Cervellino, Piccard, Cosmo, Ettore, Claudia, Anna Maria, la Repubblica sono amalgamati nelle Langhe nebbiose dell’autunno – inverno più duro dell’intera Resistenza; è un vero peccato che il resto dell’opera sia andata perduta! Lo stile è diverso dagli altri romanzi di Fenoglio, i dialoghi diretti non sono molti e i particolari vengono sempre descritti come raccontati da Beppe stesso: ho gradito molto questo esercizio stilistico perché sembra di vedere direttamente dagli occhi del protagonista ogni episodio e luogo.

Sicuramente l’opera prima di Fenoglio ma forse quella più personale e stilisticamente meno ricercata. Bellissimo immaginarmi la scena di Fenoglio che scrive con la penna sui fogli della macelleria del padre, la sigaretta immancabile in mano e la mente proiettata a quello che fu quel tempo…..

 

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