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“Parlami delle acque del tuo mondo Usul….”

 

Premessa: come ho conosciuto Dune

Lontana estate 1993: avevo 16 anni, capito in un negozio di videogiochi e compro un po’ titubante un gioco che promette di essere strategia in tempo reale: Dune II. Installo sul glorioso 486 e passo tutta l’estate a combattere per conquistare il pianeta Arrakis mietendo spezia, costruendo unità e distruggendo basi del nemico, con un occhio particolare ai vermi della sabbia che tanto mi ricordavano il film Tremors (copiati sicuramente da Dune…). L’anno successivo completo anche il primo gioco della serie e in una libreria noto il volume di Frank Herbert che fu da ispirazione ai programmatori della gloriosa Westwood Studios. Inizio a leggere qualche pagina ma lo mollo subito, troppo lento il romanzo o meglio troppo “acerbo” il lettore.

 

Dune II: il videogame che mi introdusse al mondo di Dune

Il libro

Beh, un po’ come si lascia maturare il buon vino quel libro  rimase sullo scaffale della mia camera per ben 16 anni fin quando circa 3 settimane fa non decisi di leggerlo.

Premetto subito che la fantascienza non è decisamente il mio genere; fatico a non avere riferimenti reali specie se la trama è “campata per aria”, ma mi sono deciso spinto dalla curiosità…e finalmente ho fatto mio il capolavoro (ora lo posso dire) di Herbert. Dune non è solo un romanzo, è un Mondo, un Universo con una sua ecologia, i suoi abitanti, i suoi conquistatori.

E’ la storia di Arrakis, conosciuto come Dune, il pianeta dove si estrae la spezia, e dei suoi nativi, i Fremen, che aspettano di essere liberati dalla tirannia degli Harkonnen da un Messia che li guiderà verso la libertà esaudendo una profezia millenaria.

Il pianeta Arrakis

Il pianeta Arrakis

E questo messia altri non è che il figlio del Duca Leto Atreides, Paul, sbarcato su Dune con suo padre incaricato dall’imperatore di estrarre la spezia. A poco a poco Paul viene rapito dai Fremen, dalle loro leggende, diventa uno di loro e compie tutto quello che è stato profezia.

Il deserto, i vermi creatori, i Fremen dagli occhi completamente azzurri, le loro usanze, le tute distillanti, la loro religione….tutto vive attorno al protagonista e cattura il lettore in un mondo magico. Si parla di politica, di religione, di ecologia. E’ chiaro il messaggio ecologico di Herbert e se si pensa all’epoca in cui il romanzo fu scritto non si puo’ non notare la sua saggia lungimiranza.

La lettura è stata scorrevole econinvolgente, forse eccezion fatta per le parti introspettive un pelino più lente ma sopportabili.
Forse avrei dovuto leggere prima quest’opera o, forse, sta bene che l’abbia letta a 33 anni potendola apprezzare maggiormente slegata dalle trame dei videogames che me l’hanno fatta conoscere e apprezzare in quelle magiche estati della mia adolescenza.

Probabilmente leggero’ anche il secondo libro della saga, magari senza aspettare altri 16 anni…

Ciao Muad’dib…

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