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“Se Questo è un uomo” è il diario, scritto per episodi chiave, della terribile esperienza dell’autore come internato presso il campo di concentramento di Aushwitz, il più noto e tristemente famoso campo di sterminio nazista situato nella Polonia Occupata.

Primo levi

Lo snodarsi delle cronologie descrive i posti, la topologia del Lager, le guardie, i Kapo, le baracche ma sopratutto gli aspetti più terribili che ne derivano: lo stravolgimento della considerazione delle persone che diventano oggetti da distruggere in ogni modo (psicologicamente e fisicamente) dopo averli sfruttati attraverso un lavoro massacrante e disumano

E’ la mentalità del lager a uccidere le persone “dentro” prima che fisicamente con le tanto temute selezioni, è la stessa mentalità che muta le persone in ladri di zuppa o pane per sopravvivere.

Mentre nei primi tempi la speranza di sopravvivere è vista come un qualcosa di impensabile, la parte finale dell’esperienza si colora di un qualcosa di molto simile: quando i tedeschi abbandonano il campo e cessa l’imposizione delle regole, a poco a poco gli uomini tornano a vedersi come tali almeno tra di loro, finche’, infine, arrivano i Russi a liberare quello che passerà alla storia come il luogo di sterminio più atroce.

Il libro è scritto in maniera chiara, concisa e diretta senza sentimenti diretti di odio; lo scopo di Levi è quello di far emergere l’orrore vero che dovette fronteggiare in quell’anno: sentirsi una cosa, essere trattato come una cosa, con la possibilità di morire ogni giorno, per ogni motivo possibile.

Da leggere per non dimenticare quello che fu l’epilogo di odii razziali dalle radici profonde.

Degno di nota l’appendice in cui l’autore risponde a quelle che sono le domande più frequenti che gli sono state rivolte negli anni in cui fu invitato presso gli studenti a illustrare la sua opera.

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