More about Il partigiano Johnny
Pensò che un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina guardando la città la sera della sua morte. Ecco l’importante: che ne rimanesse sempre uno….
Io sono il passero che non cascherà mai. Io sono quell’unico passero!

Beppe Fenoglio

In genere per finire un libro ci metto circa una, due settimane leggendolo al ritorno dal lavoro, la sera, nei week end, rifugiandomi nelle sue pagine.
Per finire “Il partigiano Johnny” ci ho messo invece quasi un mese.
Mi resi immediatamente conto arrivato circa a pagina cinquanta della concentrazione che richiedeva, almeno nei primi minuti in cui lo si prendeva in mano, per immergersi in prima persona nel personaggio di Johnny, giovane studente appassionato di letteratura e lingua inglese prima imboscato in una villa in collina delle Langhe poi combattente nelle fila dei partigiani per la libertà.
Lo ammetto, ho fatto una certa fatica ad abituarmi allo stile di Fenoglio rivelatosi diretto, secco, adoperante molti termini ostici conditi di alcune espressioni o addirittura frasi di un inglese particolare. Sarà forse perche’ il romanzo è uscito incompiuto, sarà perche’ l’autore amava l’inglese, sarà che si dice che prima scrivesse in inglese e poi traducesse in italiano, fatto sta che superata la fatica iniziale ci si trova immersi in questo “frullato” linguistico a volte ostico ma veramente delizioso che è caratteristico di questa opera, e mentre si prosegue nella lettura a volte strappa anche un timido sorriso incappare in alcuni neologismi.
Le descrizioni delle persone, della fatica fisica, della perenne sensazione di inadeguatezza e comunanza con la morte stessa si vivono a pelle durante la lettura, e se la noia rare volte traspare dalle pagine è la stessa noia che Johnny prova camminando sulla neve, aspettando un assalto, progettando la conquista della città di Alba con mille riserve., attendendo gli ordini da Nord, facendosi prendere dall’angoscia per il destino di Ettore.
Tito, Nord, Miguel, Ettore, Pierre, Ivan, Luis, la donna della Langa, la Lupa, il disertore, la spia, sono tutti facenti parte di un mondo per noi giovani spesso lontano, di cui sentiamo spesso parlare ma di cui forse sappiamo o ci è stato dato di sapere molto poco. Cos’è la Resistenza, cosa voleva dire lasciare la famiglia, andare sulle colline, patire la fame e il freddo, la solitudine, l’angoscia e la paura per un ideale lontano in alcuni momenti chiamato Libertà.
E i fascisti a volte dipinti come umani, a volte dipinti come cattivi e crudeli, i grigioverdi, sono il nemico da combattere ma forse non solo….perchè la vera paura, in Johnny, forse era quella di rimanere con le mani in mano e perdere l’occasione di prendere parte a queste vicissitudini.

Le parti autobiografiche dell’autore sono molte, le descrizioni dello sbando partigiano dopo la ripresa di Alba sono qualcosa di assolutamente realistico; per alcuni giorni e notti sono stato anche io nel bosco con Johnny, Pierre ed Ettore, ho dormito anche io coperto di fieno e ho marciato nel cuore della notte per cercare riparo. Ho inpugnato anche io lo Sten ed ero a pochi metri dalla scena della spia che cadeva colpita a morte.

Targa a Beppe Fenoglio ad Alba, sua città

In conclusione forse per il protagonista una morte inevitabile, forse un ingresso nella leggenda, forse un passo ultimo nella sfera di chi, morendo per un ideale, tende all’immortalità come dicono alcuni.
Penso che leggero’ altre opere di Fenoglio, che non conoscevo fino ad oggi e che tanto mi ha dato in termini di emozioni e anche di sogni.
Grazie Johnny. Grazie Beppe…..

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