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Sbrigata in poche pagine la storia del futuro numero due del Reich dalla nascita alla fine della Grande Guerra, da cui Goring esce pluridecorato avendo combattuto nella squadriglia del “Barone Rosso”, l’autore affronta in maniera più prolissa la fase dell’incontro con Hitler, la successiva nomina a capo delle SA fino al putsch di Monaco.

Esamina il ruolo di Goering presidente del Reichstag incaricato di fare da battistrada al futuro Cancelliere del Reich, la sua abilità nel tessere relazioni diplomatiche con Francia e Inghilterra nel tentativo di indurre le potenze a un’alleanza antisovietica, la sua determinazione nel condurre il piano quadriennale di riarmo come responsabile capo del complesso operativo.

Viene messo in risalto il ruolo di Goring come comandante della Luftwaffe e la sua partecipazione ad aspetti esecutivi, anche tragici, come l’incarico (poi demandato a Heydrich) a organizzare la “soluzione finale” ebraica.

Segue la parabola discendente del numero due del regime parallelamente al decadimento del sogno del Reich Millenario; il fallimento e l’inadeguatezza di alcune manovre e valutazioni militari (la battaglia d’Inghilterra su tutte), la dipendenza dalla morfina, l’aspetto di ladro di opere d’arte dei Paesi occupati.

Göring imputato al processo di Norimberga

Il tutto fino al ruolo di imputato più illustre al Processo di Norimberga dove pare aver riacquistato quel piglio di comando perso negli ultimi, disastrosi, periodi del conflitto.

La parte biografica a dirte il vero l’ho trovata un po’ troppo spedita; forse avrei gradito un volume più “corposo” di dettagli.

Da segnalare la presenza a compendio di una serie di documenti che vedono Goring protagonista e una timeline storica dal 1893 al 1946 della sua vita e dei principali fatti mondiali.

 

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